RELAZIONE FINANZIARIA ANNUALE 2012

Scenario Macroeconomico e di Mercato

L’economia internazionale

Nel 2012 l'economia mondiale ha continuato a muoversi lungo un sentiero di crescita molto contenuto, registrando un ulteriore rallentamento rispetto agli anni precedenti. Ritardi nelle decisioni a livello governativo, in particolare negli Stati Uniti e nell'area euro, hanno avuto ripercussioni negative sulla fiducia dei consumatori e delle aziende, limitando la crescita della domanda interna e riducendo di conseguenza la crescita del commercio internazionale, mentre la politica monetaria ha continuato a essere la principale protagonista dell'andamento dell'economia.

Il risultato è stato una crescita del PIL globale del 2,6%, in calo rispetto al 3,0% del 2011. La crescita dei paesi avanzati si è attestata all'1,5% nel 2012, condizionata in particolare dalla crisi del debito sovrano europeo che ha impattato sull'attività economica nell'area euro in recessione dopo due anni di ripresa. I tentennamenti delle politiche comunitarie europee e dei Paesi membri per contenere la crisi hanno avuto ripercussioni negative sui mercati finanziari e sulla fiducia dei consumatori e delle aziende.

I programmi di austerità dei singoli Paesi hanno ulteriormente limitato la domanda interna. Nella seconda parte dell'anno, i rischi si sono attenuati dopo la dichiarazione del governatore della Banca Centrale Europea di fare il necessario per preservare l'euro, seguita dall'annuncio a settembre del programma di acquisto di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. L'accordo raggiunto a livello europeo a dicembre per l'istituzione di un meccanismo unico di vigilanza bancario è stato un altro passo importante nella lunga marcia verso la coesione dell'Unione Europea.

Anche negli Stati Uniti gli scontri politici sono stati determinanti per il ritardo della soluzione del "Fiscal Cliff ", ossia i tagli automatici della spesa pubblica e l'aumento della tassazione che avrebbe spinto l'economia verso la recessione. Il compromesso tra Repubblicani e Democratici è arrivato solo nei primi giorni del 2013, dopo un lungo periodo di incertezza che ha minato la fiducia dei consumatori e delle aziende. In tale contesto la Banca Centrale Americana ha proseguito con interventi a sostegno dell'attività economica e dell'occupazione, permettendo all'economia di crescere del 2,2% nel 2012.

La ridotta domanda proveniente da Europa e Stati Uniti ha impattato sull'andamento dei Paesi emergenti che nel 2012 hanno registrato una crescita del 5% rispetto al 5,7% del 2011. In Asia, il molto temuto "hard landing" cinese, conseguente all'eventuale scoppio della bolla immobiliare, non si è verificato, ma le politiche adottate nel corso del 2012 hanno rallentato la crescita dell'economia. Anche la crescita in Giappone è stata deludente, tanto che a dicembre il neo primo ministro giapponese ha varato un piano massiccio di investimenti e spinto la Banca Centrale a adottare politiche monetarie per favorire la crescita.

Nel 2012 il ritmo di crescita dell'America Latina si è quasi dimezzato. In Brasile la crescita del PIL è stata solo dell'1%, nonostante l'abbassamento del policy rate e le misure di politica fiscale espansiva; 1,9% l'incremento del PIL in Argentina, anch'essa colpita da un forte rallentamento nel 2012.

 

Crescita del PIL mondiale, variazione annua %

 

Nel 2012 l'andamento dei tassi di cambio è stato determinato principalmente dalle politiche monetarie. La quotazione media euro/dollaro Usa si è attestata su un valore di 1,29, con una flessione del 7,8% rispetto alla quotazione media di 1,39 dell'anno precedente. I timori sulla stabilità dell'euro hanno penalizzato la valuta che ha toccato un minimo di 1,21 per dollaro Usa a fine luglio rispetto a 1,30 di gennaio 2012.

Il successivo intervento del governatore della Bce e l'annuncio a settembre del programma di acquisto (seppur "condizionati" a un programma di austerità concordato) di obbligazioni sovrane (Outright Monetary Transactions) hanno contribuito alla ripresa dell'euro che ha raggiunto quota 1,35 dollari Usa a fine anno.

In Asia, lo yen è stato influenzato dalle attese di un cambiamento nella politica monetaria nel corso del 2012. Mentre il tasso di cambio medio rispetto al dollaro Usa (79,8 nel 2012) è rimasto pressoché invariato rispetto al 79,7 del 2011; l'apparente stabilità maschera un deprezzamento di circa il 12% dall'inizio del 2012 alla chiusura a fine dicembre a 86,6 yen per dollaro. La rivalutazione del renminbi cinese ha continuato ad essere pilotata con prudenza dalle autorità monetarie cinesi, con un apprezzamento del 2,4% rispetto al dollaro in media nel 2012.

Dopo un anno di rivalutazione nel 2011, il real brasiliano ha perso quota nei primi mesi del 2012 per assestarsi intorno a un tasso di cambio di 2,05 real per dollaro da maggio in poi. Il deprezzamento della moneta brasiliana è stato aiutato dai comportamenti del governo e della banca centrale indirizzati a favorire una valuta meno forte per dare sostegno al settore export. La media 2012 di 1,95 del real brasiliano per dollaro Usa rappresenta un calo del 14% rispetto alla media di 1,67 nel 2011. Nel 2012 la valuta argentina si è deprezzata ad un ritmo maggiore rispetto ai due anni precedenti. La media di 4,55 pesos per dollaro è 9% in meno rispetto al valore medio del 2011.

Nel 2012 il Venezuela ha mantenuto l'ancoraggio al dollaro ad un tasso di cambio di 4,20 bolivar, mentre a febbraio 2013 il governo ha annunciato la variazione di tale rapporto portandolo a 6,3 bolivar per dollaro Usa.

 

Tassi di cambio EUR/USD

 

Mercato automobilistico

Autovetture e Veicoli Leggeri

Le immatricolazioni a livello globale hanno registrato nel 2012 una crescita del 5%, in miglioramento rispetto al +4% del 2011. I mercati che hanno maggiormente contribuito a questa espansione sono stati i paesi Nafta, il Giappone e la Russia.

Diverso il trend in Europa, dove il mercato auto ha consuntivato nel 2012 un calo del 6%. La contrazione è stata particolarmente accentuata nei paesi colpiti dalla crisi del debito: Grecia, Irlanda e Portogallo in primis ma anche Spagna e Italia. Mercati come Germania, Austria e Finlandia, partiti a inizio anno in crescita, hanno subito un rallentamento nel secondo semestre chiudendo l'anno in calo.

In controtendenza il Regno Unito dove il mercato auto ha segnato un aumento del 5% nonostante un indebolimento dell'economia nella seconda parte dell'anno. In decisa crescita il mercato russo che ha chiuso il 2012 con un incremento del 10%.

Gli Stati Uniti sono ritornati nel 2012 ai livelli precedenti la crisi finanziaria del 2008/2009. Grazie alla ripresa economica e a un basso livello dei tassi di interesse, che ha favorito la disponibilità di credito, le registrazioni di autovetture e veicoli leggeri sono aumentate del 13% nel 2012, dopo un aumento simile nel 2011.

Sostenute le vendite in Asia che hanno recuperato il forte calo del 2011 su cui avevano impattato gli effetti del terremoto in Giappone e dell'alluvione in Thailandia. Il Giappone ha registrato un forte aumento delle vendite nel 2012, +27%, sostenuto anche da sussidi governativi destinati all'acquisto di vetture a basso impatto ambientale, incentivi che sono terminati a settembre. Il mercato cinese ha avuto una crescita del 6% nel 2012 rispetto al 3% del 2011.

In America Latina il mercato auto ha registrato una crescita del 6%, sostenuto dalla domanda in Brasile nonostante la performance economica del Paese fosse complessivamente più bassa delle attese. Le vendite sono state sostenute dal buon andamento dell'occupazione, da tassi d'interesse a livelli storicamente bassi, ma anche dagli incentivi introdotti dal governo per stimolare l'acquisto di veicoli.

Veicoli Commerciali

La domanda globale di veicoli commerciali si è indebolita nel 2012, risentendo in maniera diretta dell'andamento recessivo del commercio internazionale. La crescita a doppia cifra nella regione Nafta e in Giappone non è stata sufficiente per contrastare i mercati in calo come Cina, Europa e America Latina.

In Europa (esclusa la Russia) le vendite di veicoli commerciali sono state in flessione di oltre il 10% nel 2012, colpite da una produzione industriale debole e da investimenti in calo, nonché dalle difficoltà nell'accesso al credito. Negli Stati Uniti, il miglioramento nelle condizioni del credito e nella domanda interna ha portato ad un aumento nelle vendite di veicoli commerciali di circa il 12%, mentre Messico e Canada hanno riportato tassi di crescita anche superiori.

In Asia, la vivacità del mercato truck in Giappone, con un aumento di oltre il 20%, è stata avversata da una contrazione dello stesso ordine di grandezza in Cina. La Cina era stata il motore della crescita del mercato dei veicoli commerciali in Asia nel 2011 grazie agli incentivi statali, ma nel 2012 alla fine degli incentivi si è aggiunto un rallentamento della crescita dell'economia che ha pesato sul settore truck. Nell'America Latina le vendite dei veicoli commerciali hanno registrato un calo nel 2012 influenzato principalmente dalla debolezza del Paese più grande, il Brasile, dove l'introduzione di normative sulle emissioni aveva fatto anticipare molte vendite al 2011. Anche in Argentina il 2012 è stato un anno di contrazione per la produzione e la vendita di veicoli commerciali.

Mercato degli pneumatici

Segmento Consumer

Il mercato globale degli pneumatici del segmento consumer è stato pari a 1.314 milioni di pezzi nel 2012 con un leggero decremento (-0,8%) rispetto all'anno precedente, un tasso nettamente inferiore al +4,4% registrato nel 2011. Il mercato Premium ha confermato una crescita sostenuta particolarmente al di fuori dell'Europa, mentre la scarsa dinamica dei consumi, soprattutto nei paesi del Sud e Centro Europa nel quarto trimestre 2012, ha contribuito a contrarre la crescita del segmento Premium nel continente europeo.

In Europa la debolezza della domanda dei consumatori ha pesato sulle vendite degli pneumatici sia per il canale Primo Equipaggiamento sia per il canale Ricambi con entrambi i segmenti in forte calo nel 2012 (rispettivamente -9% e -12%).

Nei Paesi Nafta invece, dopo due anni di crescita robusta, le vendite del canale Primo Equipaggiamento hanno segnato un ulteriore aumento del 17%, mentre è risultato negativo l'andamento del mercato del canale Ricambi (-5%).

In Cina dopo un rallentamento nella crescita delle vendite nel canale Primo Equipaggiamento nel 2011, il tasso di crescita è aumentato nel 2012 al 7%.

In Giappone le vendite del canale Primo Equipaggiamento hanno fatto un balzo in avanti, in linea con l'incremento nella produzione di automobili, mentre le vendite nel canale Ricambi sono risultate complessivamente in calo, anche se c'è stata una ripresa negli ultimi mesi dell'anno.

In Sud America sia le vendite degli pneumatici per il Primo Equipaggiamento sia il canale Ricambi sono rimaste in linea con i livelli del 2011.

Segmento Industrial

Il mercato globale degli pneumatici radiali nel segmento Truck è stato di 130 milioni di pezzi nel 2012, con un calo del 3,7% rispetto al 2011.

In Europa, la contrazione nella produzione industriale e le condizioni difficili di finanziamento hanno prodotto un calo dell'8% nelle vendite degli pneumatici per il Primo Equipaggiamento nel 2012 dopo due anni di recupero. Gli stessi fattori hanno pesato anche sul canale Ricambi (-17%).

Nei Paesi Nafta le vendite di pneumatici per il Primo Equipaggiamento sono cresciute del 5% e quelle del canale Ricambi hanno avuto una contrazione dell'11% dopo due anni di espansione.

In Asia le vendite nel mercato cinese degli pneumatici per il Primo Equipaggiamento hanno registrato un calo (-19%), per effetto della fine degli incentivi che avevano alimentato le vendite nel 2009 e 2010. Il mercato degli pneumatici di Ricambio ha registrato un lieve calo. In Giappone, le vendite al canale Primo Equipaggiamento sono state in aumento del 15% nel 2012 mentre il canale Ricambi ha avuto una flessione del 4% dopo due anni di crescita.

In Sud America, la flessione nella produzione di veicoli commerciali in Brasile e Argentina si è riflessa sulle vendite di pneumatici per il Primo Equipaggiamento che sono calate del 29% dopo un aumento dell’11% nell’anno precedente. Anche le vendite nel canale Ricambi sono risultate in leggera flessione nel 2012 (-5%).

Vendite pneumatici, mercato Consumer 2009 2010 20112012
Europa* Primo equipaggiamento -19% 13% 3%-9%
Ricambio -4% 8% 3%-12%
Nafta Primo equipaggiamento -32% 39% 10%17%
Ricambio -3% 4% -1%-5%
Sud America** Primo equipaggiamento -1% 13% 2%0%
Ricambio 7% 11% 7%1%
Cina Primo equipaggiamento 47% 31% 2%7%
Giappone Primo equipaggiamento -32% 20% -13%19%
Ricambio -8% 9% 8%-1%
Vendite pneumatici, mercato Industriale 2009 2010 20112012
Europa* Primo equipaggiamento --64% 57% 32%-8%
Ricambio -14% 18% -1%-17%
Nafta Primo equipaggiamento -36% 30% 55%5%
Ricambio -13% 18% 3%-11%
Sud America** Primo equipaggiamento -25% 47% 11%-29%
Ricambio -9% 23% 2%-4%
Cina Primo equipaggiamento 28% 53% -15%-19%
Ricambio16%10%1%-4%
Giappone Primo equipaggiamento -49% 37% -2%15%
Ricambio -21% 14% 7%-4%
*Inclusa Turchia, esclusa Russia. **Argentina, Brasile e Venezuela. Fonte: stime Pirelli

 

Materie prime

Nel 2012 i prezzi delle principali materie prime hanno registrato rialzi modesti. Il petrolio Brent con una media di 112 dollari Usa al barile nel 2012 è rimasto quasi invariato rispetto alla media di 111 dollari Usa dell'anno precedente. L'andamento durante l'anno è stato però alquanto volatile, con un picco a 125 dollari Usa al barile nel mese di marzo per tensioni geopolitiche legate all'embargo all'Iran, per poi ritornare di nuovo intorno a 110-112 dollari Usa in autunno in base alle voci di un potenziale utilizzo delle riserve petrolifere statunitensi e l'annuncio dell'Arabia Saudita di aumentare l'offerta per frenare la crescita dei prezzi.

Nonostante un inizio anno in aumento, dalla primavera in poi i prezzi della gomma naturale (TSR20) hanno cominciato a risentire dell'indebolimento della domanda in Europa e Cina. Il prezzo medio di 3.780 dollari Usa/ tonnellata nel mese di marzo 2012 è scivolato del 30% prima di stabilizzarsi a un livello di 2.800/2.900 dollari Usa/tonnellata nell'ultimo trimestre del 2012.

L'incertezza sull'andamento dell'economia globale ha pesato anche sui prezzi del butadiene (principale materia prima per la produzione di gomma sintetica) nella seconda metà del 2012.

Nonostante un rialzo del 30% tra il mese di gennaio ed aprile che ha fatto raggiungere un picco di 2.275 euro/tonnellata, i prezzi sono scivolati a una media di 1.440 euro/tonnellata nel mese di dicembre 2012.

Prezzi delle Materie Prime

Fonte: IHS Global Insight